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mercoledì 22 febbraio 2012

Emergenza lavoro in Italia: ora non basta più studiare per avere un posto fisso




E’ evidente in Italia il cambiamento radicale avvenuto tra ieri e i nostri giorni. Mentre anni fa, una volta completato il proprio percorso di studi, si trovava facilmente un posto di lavoro poiché le richieste di assunzione da parte delle aziende erano alte, oggi non basta più laurearsi per avere un posto fisso, anzi sono tanti i giovani che, nonostante la laurea, rimangono senza lavoro o lavorano con contratti a tempo determinato e rischiano, una volta scaduto tale contratto, di non essere confermati e restare quindi disoccupati. Molti giovani, anche vicini ai trent’anni, vivono ancora a spese dei  genitori perché la riduzione del budget delle aziende determina una diminuzione dei posti di lavoro disponibili per i neo laureati che sono quindi impossibilitati a comprarsi una casa propria a causa della mancanza di risorse economiche. L’Italia ha il record negativo in Europa per la disoccupazione giovanile: sono 1.138.000 gli under 35 senza lavoro. Tutto ciò determina la cosiddetta “fuga dei cervelli”, i quali preferiscono tentare un’avventura all’estero pur di non rischiare di trovarsi un giorno sotto i ponti a vivere come un “clochard”. Occorre perciò che i nostri politici tentino di migliorare le condizioni delle aziende affinché possano investire nel lavoro dei giovani e creino sempre più occupazione,  altrimenti l’Italia potrebbe regredire vertiginosamente a causa della mancanza di lavoratori che porterebbe alla povertà e alla mancanza di futuro per le nuove generazioni. Inoltre, a causa di questa grave situazione, stanno aumentando le famiglie precarie che non riescono ad arrivare a fine mese e molti ragazzi, di età compresa fra i 15 e i 20 anni, decidono perciò di non completare il proprio percorso di studi, preferendo  cercare lavoro sin dalla giovane età, per poter contribuire, anche se in maniera esigua, a far aumentare il proprio budget familiare.

Francesco Margiotta

venerdì 10 febbraio 2012

Quando il freddo ferma una nazione intera



Anche per questa settimana il weekend calcistico in Italia subirà molti rinvii a causa del particolare inverno rigido che sta colpendo il nostro Paese e che sembra eguagliare il freddissimo inverno del 1956. Quell'anno è ricordato come uno degli inverni più rigidi che abbia attraversato la nostra nazione e che provocò numerose vittime e numerosi problemi tali da alterare la normale vita quotidiana. Questo verrà ricordato invece come l'inverno che è riuscito a bloccare le attività di una nazione intera con la chiusura di scuole ed uffici, l'interruzione del lavoro delle industrie e il conseguente spreco delle merci, stravolgimento dei calendari calcistici con il rinvio di un "blocco" di partite tra serie A, Bwin e Lega Pro. Tutto ciò ha fatto nascere numerose polemiche, anche a livello politico in particolare quelle tra la Protezione Civile e il sindaco di Roma, Alemanno. Può una semplice perturbazione atmosferica, seppure straordinaria, far scaturire tutti questi problemi ad un intero Paese? Allora cosa dovrebbero fare le popolazioni dell'Ucraina, della Russia o della Scandinavia che ogni anno sono costrette a sopportare inverni sicuramente più rigidi dei nostri? Dovrebbero anche loro fermarsi, bloccare ogni loro attività, ma così ogni anno perderebbero milioni e milioni di denaro e regredirebbero vertiginosamente. Queste popolazioni, invece, sono dotate di un'organizzazione tale da poter ogni anno riuscire a fronteggiare il problema. L'Italia dovrebbe prendere esempio da questi paesi per non farsi trovare completamente impreparata nel caso si verifichino emergenze di questo tipo. Sembra che nei prossimi anni dovremo abituarci a questi eventi eccezionali che saranno sempre più frequenti , anche ogni  3 o 4 anni, perché secondo gli studiosi sarebbero causati  dai cambiamenti climatici che hanno provocato il surriscaldamento del pianeta e lo scioglimento dei ghiacci con le conseguenti catastrofi ambientali che si stanno verificando.
 


Francesco Margiotta

giovedì 2 febbraio 2012

Italia: un paese dove il reato può diventare spettacolo televisivo



Sono passati 20 giorni dall'incidente della “Costa Concordia” : 20 giorni di incredulità, violente polemiche, lacrime, colpi di scena e intere trasmissioni dedicate alla vicenda. Sembra incredibile che tale tragedia possa essere stata determinata da un atto di leggerezza o di superficialità di un uomo, il comandate della nave, oggi al centro dell’attenzione mediatica, che non ha esitato a far rischiare la vita a 4000 persone per mostrare la propria “bravura”. Sono ancora in corso le ricerche dei dispersi e i tentativi di recuperare il carburante per evitare l’ennesima catastrofe ambientale. Sarebbe terribile se si verificasse anche questo evento, poiché l’Italia subirebbe l’ennesimo colpo alla propria immagine,  già pesantemente messa in ridicolo agli occhi del mondo dalla codardia del comandante Schettino che non ha esitato ad abbandonare la nave prima dei suoi passeggeri, ma anche da tutti gli eventi accaduti nell’anno appena trascorso come le sceneggiate dei nostri politici che hanno portato alla caduta del governo Berlusconi o l’incapacità di identificare il responsabile dell’omicidio di Sarah Scazzi che ha vergognosamente riempito il teleschermo per mesi. Ogni volta che si verifica un omicidio o qualche altra tragedia, si pubblicizzano i responsabili senza tenere le indagini riservate e si fa in modo che chiunque sia ritenuto colpevole di qualche reato, diventi addirittura un personaggio famoso chiamato come ospite nelle varie trasmissioni televisive, come ad esempio Salvatore Parolisi. Questi comportamenti possono essere pericolosi perché dare importanza a tali personaggi può suscitare in altre persone con menti contorte, purtroppo sempre più numerose, il desiderio di imitare tali gesti pur di raggiungere la notorietà e potersi sentire al centro dell’attenzione.
Francesco Margiotta 






giovedì 24 febbraio 2011

Notizie: cronaca - Smog, allerta salute in Italia

Nuovi dati Oms, fino a settemila morti l'anno in Pianura Padana


(ANSA) - ROMA, 24 FEB - Continua l'allerta salute per le citta' italiane colpite da smog. Critica la situazione per le emissioni di polveri sottili: ogni cittadino perde in media nove mesi di vita per esposizione al particolato e alle polveri. A lanciare l'allarme e' il Centro europeo ambiente e salute dell'Oms, secondo il quale nelle citta' del Nord le vittime dello smog potrebbero superare i settemila all'anno. In pianura padana, infatti, il traffico si unisce alle attivita' industriali e alle condizioni climatiche.

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